martedì 31 gennaio 2012

Rolling & Reggae

1978: apice della fama per i Rolling Stones, ma la vena creativa vacilla come pure si avverto i primi scricchiolii nel rapporto tra Mick Jagger e Keith Richards. Ambedue sono alla ricerca di nuove sonorità e approdano parallelamente al Reggae.
Il primo video che presento vede Jagger duettare con Peter Tosh. Quest'ultimo aveva appena firmato con la produzione " Rolling Stones Records" e i legami quindi non erano solo prettamente artistici. La canzone è "Don't Look Back". Tosh morirà assassinato da un amico nove anni più tardi.
Nel secondo video vediamo, anzi ascoltiamo Keith Richards che canta insieme ai Toots and the Maytals ( precursori del Reggae) il brano "Pressure Drop", brano del quale esiste una splendida cover dei Clash. Si percepisce con chiarezza quanto divertimento metta Richards nell'esecuzione di questa canzone.
Certo viene il sospetto che Jagger cerchi il Reggae più per calcolo commerciale, mentre di Richards so che ne divenne un vero appasionato tanto da vivere per lunghi periodi in Giamaica.


Tosh & Jagger:



Keith Richards & The Maytals:


domenica 29 gennaio 2012

Desolation Row - imparare ad ascoltare

Mi sono imbattuto in Desolation Row attraverso i My Chemical Romance. Ho lacune spaventose in fatto di musica e non ne conoscevo l'originale di Bob Dylan.
Ho apprezzato la cover per il ritmo punk  violento e incalzante, e devo ammettere che si sposava bene con il video che ne veniva proposto, era rabbia ed energia pura.
Da poco ho assaggiato la versione di Dylan e a un primo ascolto l'ho trovata moscia. Ad un secondo mi si è cominciato ad aprire un mondo ed ora ne sono dipendente.
La rabbia scarica istinto, ma stringe il cuore e chiude la mente. La versione di Dylan fornisce delle lenti per vedere una realtà diversa, ma presente anche se invisibile. Il cuore si allarga e la mente vaga tra immagini oniriche e sensazioni altalenanti di stupore, tristezza e compassione, ma soprattutto parla di amore per la vita.
Quando mi voglio dare un po' di carica mi metto su i Chemical, ma la mia preferita è l'originale.


Dylan (live):
La versione studio non accessible per motivi di copyright. Peccato magari ascoltandola qualcuno ne avrebbe potuto comprare una copia. Se riescono ad affossare la musica nessuno sarà più interessato a scaricare illegalmente canzoni, ma neanche a comprarle.




My Chemical Romance:


sabato 28 gennaio 2012

Gloria

...non quella di Umberto Tozzi ovviamente.
Allora, questo è un pezzo di van Morrison pubblicato la prima volta con i Them nel 1964. E' molto conosciuta e facile da suonare e ne sono state tratte un'infinità di cover (cercatevi anche quella di Hendrix o quella dei Doors con l'altro Morrison che canta).
Volevo proporre la versione di Van Morrison con John lee Hooker che provvede a dare una scaldatina alla canzone con la sua voce profonda e la cover punk di Patty Smith dall'atmosfera inquietante e acida. Sono un po' agli antipodi, ma entrambe interessanti.
Buon ascolto


Van Morrison - John Lee Hooker:



Patty Smith:


venerdì 27 gennaio 2012

Vai con la cover - Satisfaction

Siccome so che tutti voi apprezzate le cover di un certo valore anche se non lo ammetterete mai, ecco due perle:
(I can't get no) Satisfaction... tralasciando l'originale degli Stones fin troppo conosciuta, voglio proporre la demenziale versione post-punk dei Devo prodotta da Brian Eno e  la graffiante versione rythmn 'n' blues  di Otis Redding, quella che viene tuttora usata dalle Pietre Rotolanti nei loro concerti o almeno così ha dichiarato Ron Wood. Tra l'altro Keith Richards stesso, componendola, aveva immaginato il riff suonato dai fiati.
Datemi del confuso ma a me piacciono entrambe e mi è difficile scegliere la preferita.


Devo ( ho dovuto inserire il link per problemi tecnici del tipo: essere un blogger alle prime armi):


http://www.youtube.com/watch?v=4i8_qBXewRw&feature=related



Otis Redding:



giovedì 26 gennaio 2012

L'ultima pezzo dei Sex Pistols

Visto che giudico non bene (è un eufemismo) le reunion, considero a pieno titolo "No Fun" l'ultimo pezzo cantato dai Sex Pistols.



Concerto a Winterland, 14 gennaio 1978:
Alla fine del concerto un rabbioso Johnny Rotten intona "No Fun" degli Stooges e decide di andare per conto suo improvvisando e fregandosene del resto della band. I rapporti sono da tempo deteriorati, non sopporta più gli altri membri del gruppo e disprezza intimamente un perso Sid Vicious accusato di inettitudine.
La canzone diventa un violento addio gettato in faccia, pubblicamente, ai frastornati compagni.


Il testo della canzone originale parla della mancanza di divertimento nell'essere soli, ma Rotten, pur mantenendo uguale il verso, rigira la strofa omettendo la negazione "no" e cambia totalmente il senso della canzone. Così  facendo riesce a urlare la sua insoddisfazione e la voglia di abbandonare il gruppo per proseguire da solo.


TESTO ORIGINALE                                 TESTO DI ROTTEN
No fun to be alone                                Fun to be alone
Walking by my self                                Walking by my self
No fun to be alone                                F
un to be alone

In love with nobody else                        In love with nobody else


Il messaggio è chiaro.


Alla fine rivolto al pubblico disse: "Avete mai avuto l'impressione di essere stati imbrogliati ? ", gettò il microfono a terra e fu la fine dei Sex Pistols.


Inserisco per completezza anche la canzone originale degli Stooges:





martedì 24 gennaio 2012

Sam Cooke - Alì - Il Film

Oggi voglio sconfinare nella cinematografia, ma sempre in funzione della musica. 


Questa è la scena iniziale del film "Alì" di Michael Mann del 2001. L'allenamento, l'attesa di una vita e l'arrivo del momento magico della disputa del match per la conquista del Campionato del Mondo (primo incontro con Sonny Liston nel 1964) vengono scanditi da due pezzi di Sam Cooke: "Feel It" e "Bring It Home To Me".
Non è una semplice colonna sonora in quanto si alternano scene di Alì con scene di un concerto di Sam Cooke ( nella finzione cinematografica).
Le prime immagini rappresentano l'allenamento e quindi con "Feel It" si percepisce, in pieno,  il ritmo, la determinazione e l'entusiasmo del giovane Alì.
Subito dopo inizia il preambolo sofferto di "Bring It Home To Me" e ci viene raffigurato un Alì che ripensa alle difficoltà vissute, alla sua infanzia segnata anche dal razzismo imperante in America. Questa parte del brano rende bene l'idea dell'attesa carica di tensione e anche della solitudine, perchè certe paure si possono condividere, ma ciò non le alleggerisce.
Infine questa tensione si scioglie, la canzone si sviluppa in maniera ariosa e con la viva partecipazione del pubblico che assiste al concerto di Sam Cooke: è arrivato il momento, Alì appare come un predestinato alla grandezza a cui va incontro, lo fa a testa alta, pieno di dignità  consapevolezza. E con lui lo fanno i neri d'America che acquistano la consapevolezza di poter essere popolo non più succube.


Sono due canzoni che ho sempre amato, soprattutto la seconda, ma questo film me le ha sapute far apprezzare maggiormente.
Allego al post anche un filmato originale dell'epoca dove i veri Alì e Cooke duettano insieme durante una trasmissione tv.



Vorrei dilungarmi a parlare della boxe di quegli anni, ma in questo Blog tratto solo di musica... però qualche altra commistione tra pugilato e Rock magari la troverò.

Exile en Provence

Ripubblico una mia vecchia recensione che avevo postato anni fa su altro sito. Si tratta del doppio album "Exile On Main Street" degli Stones. Nel frattempo è uscita una nuova edizione commemorativa con l'aggiunta di altri brani. Qui parlo dell'edizione storica:




Era l'autunno del 1971 e i Rolling Stones vivevano in esilio dorato vicino ad Aix-en-Provence per "seri" motivi fiscali (povere rockstars!). Le loro giornate passavano fra jam sessions e festini nel miglior stile "Sesso Droga e Rock&Roll" il tutto condido da buon brandy. Keith Richards aveva affitattato una villa da 10.000$ al mese dotata di enormi cantine presto riutilizzate come studio di registrazione . 
In queste cantine accadde una magia: Aix diviene New Orleans, il Rodano si trasforma nel Mississipi e anche i suoni e le atmosfere diventano quelle della Louisiana. I Rolling Stones sono ad un punto della carriera in cui non devono più dimostrare niente, si producono i dischi da soli e sono imbottiti di soldi, ma la loro creatività artistica è ancora robusta e strabordante. Questo gli permette di rischiare un disco per certi versi indigesto alla critica del tempo.
Ascoltando questo doppio LP (uscito nel maggio del '72 ed ora ovviamente su singolo CD) siamo inondati da musiche e atmosfere che ci trascinano via violentemente come una mareggiata, ma che dopo un viaggio al di fuori del tempo e dello spazio ci riconducono dolcemente a riva completamente frastornati, ma cambiati. Cambiati perchè riusciamo ad apprezzare maggiormente il procedere lento delle cose, apprezziamo addirittura il vuoto e la ripetitività. Un vuoto positivo che serve a far spazio a nuove esperienze.
L'album ha suoni, colori e sapori agrodolci, ruvidi ma al tempo stesso carezzevoli, dolci ma anche sporchi. E' il confine mutevole fra sensazioni diverse così come il mare si confonde di momento in momento con la linea della spiaggia. Viene esaltata la contraddittorietà e i chiaroscuri della terra di origine del Blues e soprattutto dell'animo umano. E a tratti la musica sembra seguire il lento fluire del fiume. Spesso i Riff di Richards ipnotizzano per ripetitività (alla John Lee Hooker) l'ascoltatore portandolo fuori dalla realtà. 
E' la prima volta che i Rolling Stones compongono un LP organico e non una semplice raccolta di hits ed è per questa ragione che non voglio dilungarmi parlare delle singole canzoni. Cito solamente "Happy" (indovinato farla cantare da Richards con la sua voce acida) che viene tuttora usata nei loro concerti e la country "Sweet Virginia" che ha un potere dolcemente rilassante soprattutto se si imbraccia la chitarra e si prova ad accennarla. C'è spazio anche per il rock energico con la travolgente "Rocks Off".
Un disco imperdibile per chi apprezza la musica di quel periodo con predisposizione per il Blues, il Soul ed il Rock.





TRACKLIST
Rocks off/ Rip This Joint/ Shake your hips/ Casino boogie/ Tumbling dice/ Sweet Virginia/ Torn and Frayed/ Sweet black/ Angel/ Loving cup/ Happy/ Turn on the run/ Ventilator blues/ I just want to see his face/ Let il loose/ All Down the line/ Stop bracking down/ Shine a light/ Soul survivor

lunedì 23 gennaio 2012

Left Lane Cruiser

Oggi vi parlo di una band emergente dell'Indiana, ma che prende gran parte della sua ispirazione dal Nord Mississippi, terra che ha generato grandi musicisti. Infatti il genere più riconoscibile in questo gruppo di due elementi ( chitarra e batteria ) è chiaramente il Blues anche se fortemente contaminato da Rock e Punk.
Ho voluto inserire la canzone "Riverwalk" perché la trovo abbastanza rappresentativa del loro stile. Ero indeciso se inserire la versione studio, ma poi ho optato per quella live, anche se il suono lascia un po' a desiderare, in quanto trovo più affascinate e spontaneo vedere come Fredrick "Joe" Evans si destreggia in maniera a dir poco furiosa con la chitarra.
In questo pezzo si possono distinguere anche dei tratti Bluegrass e Southern Rock anche se la base è fondamentalmente Blues.
Se può interessare la loro pagina MySpace è http://www.myspace.com/leftlanecruiser dove vi sarà possibile ascoltare molti dei loro pezzi.
Ecco il video, buon ascolto:







sabato 21 gennaio 2012

You win again

Ed ora un po' di country...dai non storcete la bocca e provate a proseguire nella lettura!
E' una canzone di Hank Williams e ci racconta di un uomo che, tradito, lancia dure accuse alla sua donna per poi in finale dover ammettere la sconfitta di non poter fare a meno di continuare ad amarla.
Insomma è un po' uno standard Country (e della vita), d'altronde è anche uno dei maggiori successi di questo genere musicale.
Vi presento le tre versioni secondo me più rappresentative:


L'originale (Hank Williams):




La mia preferita e anche la più vivace (Jerry Lee Lewis):



La più ruvida (Keith Richards):


mercoledì 18 gennaio 2012

The First Time Ever I Saw Your Face

Una delle più belle canzoni romantiche che io conosca. Non credo vada aggiunto molto se non che anche Johnny Cash ne ha tratto una intensa cover.



Ecco il testo:

The first time, ever I saw your face
I thought the sun rose in your eyes
And the moon and the stars
Were the gifts you gave
To the dark, and the endless skies
My Love

And the first time, ever I kissed your mouth
I felt the earth move in my hands
Like the trembling heart
Of a captive bird
That was there, at my command
My Love

And the first time, ever I lay with you
I felt your heart so close to mine
And I knew our joy
Would fill the earth
And last, til the end of time
My Love
And last, 'til the end of time
My love

The first time, ever I saw
Your face
Your face
Your face
Your face

lunedì 16 gennaio 2012

Hendrix El flamenchero

Questa secondo me è la migliore versione di "Hey baby".
Comincia con un accenno flamenco che viene subito raccordato ad un rock che parla di utopia, di ciò che poteva essere è non è stato. Un utopia triste perché la versione studio verrà rilasciata solo postuma in un album intitolato "First Rays Of The New Rising Sun". Purtroppo non erano i raggi di un nuovo sole, ma la fine di un sogno di cambiamento, cosa che Hendrix probabilmente comprendeva e infatti tutto sembra all'ascolto di "Hey Baby" tranne che si tratti di un canto di speranza, l' incedere è lento e malinconico.
Hendrix non sopravviverà a lungo alla fine del sogno.
Dopo il video ho inserito il testo perché merita sicuramente una lettura.



Ecco il testo

Hey baby where are you coming from?

Well she looked at me and smiled
And looked into space and said "I'm coming from the land of the new rising sun."

Then I said "Hey baby where are you trying to go to?"

Then she said "I'm going to
Spin and spread around peace of mind and a whole lotta love to you and you

Hey girl I'd like to come along
Yes, I'd love to come along

Would you like to come along? She asked me
Yes take me along right now
Hey baby, can I step into your world for a while?

Yes you can, she said
Come on back with me for a while
We're gonna go across the Jupiter sand and see all you people one by one
We gotta help you people out right now
That's why I'm doing it all about

Hey! Yeah, may I come along?
May I come along?
May I come along?
Please take me

sabato 14 gennaio 2012

Ululando per te

C'è un po' di Iggy Pop e un po' di John Lee Hooker in questo pezzo ipnotizzante, ma il risultato è qualcosa di completamente diverso.
Mi sembra renda bene l'ululare del titolo, dà l'idea di qualcosa di torrido.


giovedì 12 gennaio 2012

Ancora strani connubi

Grazie alla mia amica Roberta ho ritrovato delle foto con diversi personaggi dello spettacolo insieme tra di loro. Non sono foto note, ma alcune sono veramente delle curiosità.

1) Elvis, Joe Esposito (cantautore americano), Frank Sinatra e un divertito Fred Astaire



2) Keith Richards (già sbronzo, - Jack Daniels), Tina Turner e David Bowie ( in fase di sbronza - Champagne)



3) Un rilassato Jimi Hendrix e un teso Mick Jagger





4) Kate Moss, Johnny Deep (sembra proccupato di Iggy) e Iggy Pop (ovviamente sempre seminudo)



martedì 10 gennaio 2012

Uno strano connubio.

Frugando in quel baule di ricordi e sorprese che è la rete, mi sono imbattuto in questa session informale che vede cantare insieme due leggende del Rock.
E' una registrazione del 1976, peccato che non ci sia il filmato di tale evento.
Il pezzo si intitola "Golden Years" ed è stato composto da Bowie nel 1975.


domenica 8 gennaio 2012

Video low cost

Se proviamo a ricordarci che le immagini sono solo al servizio della musica, possiamo comprendere che si possa fare a meno di inutili  e costosi effetti o di tette al vento che niente aggiungono ad un pezzo musicale. Le immagini non devono fare da stampella, ma rendere gradevole l'ascolto in determinati ambiti. Se il brano è valido non ha certo bisogno di un video costoso per essere conosciuto ed apprezzato.
Mi piace molto la scelta dei Black Keys di far accompagnare i loro brani da video low cost.
Questo ne è solo un esempio:




sabato 7 gennaio 2012

Young Man Blues

Pensare che questa canzone è stata composto da un artista jazz ( Mose Allison) ed in questa cover, suonata nella mitica isola di Wight, è stata trasforma in un orgiastico pezzo rock.
Spesso le cover vengono disprezzate, ma molte canzoni sono diventate famose solo grazie alle relative reinterpretazioni.




Per un rapido confronto ecco l'originale del 1959:
http://www.youtube.com/watch?v=bpTSVy3yzts

venerdì 6 gennaio 2012

La fine del Rock?


Oggi su Repubblica ( http://www.repubblica.it/spettacoli-e-cultura/2012/01/06/news/silenzio_rock-27658928/?ref=HREC2-15 ) è stato pubblicato un lungo articolo tendente a sostenere la fine del Rock. Sono analisi molto interessanti dalle quali, però, mi sento di dissentire.
Si dice che il Rock non compare più nelle classifiche e che non è più musica che rappresenta la società attuale;
Le classifiche sono frutto delle mode del momento, di un particolare periodo nel quale il sentire comune coincide con il genere musicale o di interessi ed investimenti economici.
Ora il Rock esiste da sessant’anni e sarebbe sciocco pensare possa essere sempre di moda o che possa trovare sempre terreno fertile. Certo non riesce più a rappresentare il sentire comune, ma qual è oggi questo sentire comune? E’ in atto una tale frammentazione di pensiero ed un tale individualismo che è proprio il Pop con la sua vuota genericità a essere buono per tutte queste diversità amorfa. C’è lo scollamento con la società attuale? Sì, ma se il rock inseguisse questo particolare momento sociale, tradirebbe se stesso e non sarebbe quindi più Rock. Lo stesso discorso vale il Blues, altro genere dato più volte per morto e sempre resuscitato. Lo davano spacciato negli anni ’50 ed Hendrix lo reinterpretava nel 1970. Se non ci si limita a un facile ascolto radiofonico, lo si trova, eccome, in giro.
Quello che voglio sostenere è che il Rock continua a vivere in maniera molto spontanea anche tra i giovani, in molti ancora lo suonano e lo ascoltano. Anzi ora è più vivo e vero rispetto agli ultimi anni della sua apoteosi. Non è possibile classificare la musica unicamente per hit parade e per numero di ascoltatori. Le classifiche le fanno le grandi etichette che decidono chi spingere in base al guadagno che se ne può ricavare sul breve.
Certo il Rock dovrà cambiare altrimenti diventerà sterile come tutti i generi artistici che non si rinnovano, ma che emulano i fasti di un  passato più florido… ma da qui a dire che è finito ce ne passa.